La facoltà dei mafiosi geriatrici.
Con questa recensione mi riferisco non solo alla Sapienza, come ateneo, ma in particolar modo alla facoltà di Giurisprudenza da me frequentata. Premetto che, a causa di problemi di salute fisica e mentale, causati e cronicizzati dall'ambiente universitario in questione, è stata mia premura su consiglio di specialisti, cambiare ateneo mantenendo lo stesso corso di studi, che amo e continuo ad amare, ottenendo, tra le altre cose, eccellenti risultati. Faccio questa premessa per evidenziare che evidentemente il mio malessere non dipendeva da una scelta sbagliata o da incapacità personale, quanto da un sistema universitario sbagliato, vecchio ed indebolito da dinamiche di potere interne.
Fin dall'inizio, il mio viaggio in quei corridoi è stato caratterizzato da tanto impegno e sofferenza, alimentati da risultati che poco mi soddisfacevano e da un'ansia generalizzata allarmante, trasformatasi poi, in disturbo. L'ambiente universitario e la facoltà di giurisprudenza sono complessi: tante ore di studio, tanti sacrifici, vedere la propria vita sociale esser messa all'angolo, pur di ottenere l'obiettivo di laurea e la miglior preparazione possibile. Sacrificio che sono stata disposta a fare, ma aggravato inevitabilmente dal contesto in cui ero immersa. Vessazioni, squilibri di potere, trattamenti inadeguati, risate di scherno, essere percepiti non come studenti, ma sacchi da box dove rigettare e scaricare le proprie frustrazioni personali e professionali.
L'esame, momento in cui si dovrebbe valutare la preparazione dello studente, diventava per me e per molti miei colleghi, oserei dire la maggior parte, teatro di atteggiamenti molesti ed irrisori, dove si cercava di minare la sicurezza e la stabilità dello studente. Il sistema accademico e il corpo docenti, reggono su basi tradizionali, vecchie e di casta: il docente non è il professionista o l'accademico preparato che deve formare, ma si considera ed è considerato come l'idolo, il fulcro di un potere che, viene alimentato dal docente stesso e dal corpo studentesco. Da qui, comportamenti scorretti, poco equilibrati, poco considerevoli nei confronti degli studenti che, per 'sopravvivenza' -passatemi il termine- adottano a loro volta comportamenti di una competitività malsana, atteggiamenti arroganti e chiusi, volti ad emulare quelli degli accademici di riferimento.
Sull'offerta formativa e sugli scambi internazionali c'è poco da dire: accordi con università estere conclusi con ' Come dice Renè Ferretti, 'A Caxxo di cane', referenti poco responsabili, poco disponibili e poco professionali; l'ufficio viene mandato avanti da dei poveri disgraziati con delle borse di collaborazione dall'importo irrisorio, se percepito con riferimento alle ore lavorative che svolgono.
Delle volte mi guardo indietro e penso che sia assurdo che tutte le persone attorno a me abbiano continuato a sopportare tutto questo, venendo inghiottite da quel sistema e continuandone a soffrire.
La preparazione data è mediocre rispetto alle storie di fama e prestigio accademico che ruotano attorno a figure ormai andate in pensione o addirittura e sfortunatamente decedute. L'unico ricordo positivo, a tal proposito, è legato al professor Alpa, accademico e professionista brillante, di un'umiltà e gentilezza disarmanti.
Il resto, purtroppo, è spazzatura.
Ho partecipato a sedute di laurea imbarazzanti: il docente relatore che metteva di proposito in difficoltà il proprio tesista, con domande o frecciatine inappropriate e nessuna coscienza e conoscenza dell'elaborato scritto; relatori che abbandonavano il proprio candidato durante la discussione per fare una 'call'; discorsi di laurea decisi il giorno prima e stravolti il giorno dopo per capriccio del docente.
Senza contare di tutta quella serie di tesisti tenuti in ostaggio da cattedre di incompetenti e pigri.
Non mi voglio soffermare sul discorso di casta, sui figli dei docenti che occupano posti di dottorato presso le cattedre dei compagni di merende del padre o della madre. Potete immaginare
Che dire, della serie Cartago delenda est: dare alle fiamme quel posto e spargerci il sale sopra, sarebbe l'unica soluzione accettabile per non far più rinascere il marcio geriatrico, e proporre una facoltà dove il diritto venga recepito anche come valore, invece che come strumento per alimentare la personale associazione a delinquere.
Esperienza terrificante, che però, mi ha fatto capire cosa non voglio assolutamente diventare: una sfigata che pensa di essere il futuro della classe dirigente, ma che inesorabilmente porterà il paese ancora più a picco. Quindi, come loro.








